In Italia 93 milioni schermi connessi. Auditel-Censis: la metà sono smartphone

1 year ago 244

I 5 punti chiave:

Smart TV, smartphone e PC trainano la spesa.Aumentano gli schermi connessi e soprattutto le Connected TV.48 milioni di smartphone, 43 milioni di televisori.Quasi tutte le famiglie sono digitalizzate. Ma c’è ancora da fare…Per compiere l’ultimo salto nella modernità sarà decisivo il PNRR.

Studio, lavoro, sport, entertainment, relazioni, acquisti, rapporti con le banche e con la pubblica amministrazione: non c’è settore della vita sociale che non sia entrato a pieno titolo nel digitale, trasformando la vita degli italiani. Che corrono verso la modernità. Lo raccontano i numeri: 120 milioni di schermi (sono ben 5 per famiglia!), di cui 48 milioni di smartphone e 43 milioni di televisori; 93 milioni e 200.000 dispositivi connessi ad internet all’interno delle abitazioni; e ben 16 milioni e 700 mila sono Connected TV, vale a dire Smart TV o TV con dispositivi esterni connessi, in crescita del 210,9% rispetto al 2017: in valore assoluto significa oltre 11 milioni di apparecchi televisivi connessi in più negli ultimi cinque anni. Ed è proprio il televisore, spesso, la porta d’accesso al digitale.

È quanto certifica il 5° Rapporto Auditel-Censis, significativamente intitolato ‘La transizione digitale degli italiani’. Il Rapporto è il frutto di una straordinaria opportunità d’indagine sociale. Si fonda, infatti, sulla Ricerca di base Auditel (7 wave l’anno, 20 mila abitazioni visitate, 41 mila interviste face-to-face) che ha tre obiettivi: 1. accertare la reale struttura e fisionomia delle famiglie, temperando e neutralizzando tutti gli effetti anagrafici e fiscali con cui esse sono spesso rappresentate; 2. fotografare la società italiana in tutte le sue dimensioni, socio-demografiche, psico-grafiche, socioculturali, comportamentali; 3. individuare le potenziali famiglie-campione del Superpanel Auditel, che deve essere (ed è) costantemente rinnovato.

Imperiali: tv “motore di trasformazione”

Dal 5° Rapporto Auditel-Censis emergono, come ha spiegato il presidente di Auditel, Andrea Imperiali, “la centralità della TV che fa da motore al processo di trasformazione del Paese in chiave digitale; una crescente adesione alla banda larga, che si configura sempre più come bene di prima necessità e non più accessorio e che sotto la spinta del PNRR avrà uno sviluppo decisivo; un ulteriore aumento delle dotazioni (in particolare degli smartphone e della Smart TV) che innalza il numero degli schermi connessi al picco di circa 100 milioni”.
Lo studio, ha aggiunto “si rivela, una volta di più, strumento prezioso per chi ha il compito di guidare il Paese e per il mercato, specie in questa fase di grande sviluppo e cambiamento con tutte le opportunità di crescita derivanti dal PNRR e dalla straordinaria ripartenza dell’Italia dopo i mesi difficili della pandemia”.

Andrea ImperialiAndrea Imperiali Giuseppe De RitaGiuseppe De Rita

“Negli ultimi cinque anni il digitale è definitivamente entrato a far parte della quotidianità degli italiani, e noi con Auditel lo abbiamo raccontato, e abbiamo anche ribadito la centralità della Televisione, che oggi è Smart-TV”, ha rimarcato Giuseppe De Rita, Presidente del Censis. I prossimi cinque anni saranno decisivi per promuovere l’inclusione di chi è rimasto fuori dal digitale: per questo è fondamentale portare ovunque la banda larga e sostenere la domanda di connessione dei più fragili”.

5° Rapporto Auditel-Censis (pdf)

V-Rapporto-Auditel-Censis

In dettaglio:

Smart TV, smartphone e PC trainano la spesa.

Ancora una volta i consumi sono lo specchio della società e ne riflettono trasformazioni e orientamenti. Computer, Smart TV, smartphone e accessori sono le uniche voci di spesa che crescono dal 2008 ad oggi, e che sono cresciute anche durante e dopo la pandemia.

Aumentano gli schermi connessi e soprattutto le Connected TV.

Più soldi spesi per la comunicazione significano anche più schermi nelle case degli italiani: la Ricerca di base Auditel ne censisce 120 milioni, con una media di 5 schermi per famiglia: se si considera che il numero medio di componenti di un nucleo famigliare è di 2,5 persone, significa che oggi in molte case ci sono più schermi che individui. Non basta. La Ricerca di Base Auditel registra 93 milioni e 200.000 dispositivi connessi ad internet all’interno delle abitazioni. Nel 2017 erano poco meno di 74 milioni.

48 milioni di smartphone, 43 milioni di televisori

Al primo posto, fra i device, ci sono 48 milioni di smartphone, aumentati di oltre 6 milioni dal 2017 ad oggi. Le televisioni sono circa 43 milioni, presenti nel 97,3% delle abitazioni: 16 milioni e 700 mila apparecchi sono Connected TV, vale a dire Smart TV o TV con dispositivi esterni connessi, in crescita del 210,9% rispetto al 2017, che in valore assoluto significa oltre 11 milioni di apparecchi televisivi connessi in più negli ultimi cinque anni.

Quasi tutte le famiglie sono digitalizzate. Ma c’è ancora da fare

La situazione attuale vede la stragrande maggioranza delle famiglie italiane, l’87,2% del totale, che ha in casa almeno un device connesso oltre alla TV, lineare o Smart, con quasi 5 milioni di famiglie che si sono definitivamente accomodate nel digitale e dispongono di un kit completo che comprende almeno una Smart TV, uno smartphone, un computer e un tablet. Restano 2 milioni e 300.000 nuclei famigliari, dove vivono circa 3 milioni di individui, per la quasi totalità over 65enni, che non sono collegati. E restano esclusi dalla modernità 3.000 nuclei che non hanno nessun device; e, soprattutto, quasi 2 milioni di famiglie che possiedono solo la TV lineare e non hanno neppure lo smartphone. Sono le stesse famiglie, composte per lo più da anziani soli, che non sono collegate al web.

Per compiere l’ultimo salto nella modernità sarà decisivo il PNRR

Ci sono ancora 3 milioni e 500.000 televisori che risalgono a prima del 2011 e, presumibilmente, non sono in alcun modo compatibili con il passaggio al digitale terrestre di seconda generazione. A questi vanno aggiunti oltre 11 milioni di televisori di cui non è possibile ricostruire con esattezza la data dell’acquisto e che potrebbero non essere in grado di supportare la nuova tecnologia. I prossimi cinque anni si annunciano determinanti per recuperare le sacche di esclusione e di marginalità dalla vita digitale. Lo switch-off potrà contribuire. Ma la spinta determinante verrà dal PNRR, che ha destinato 6,7 miliardi di euro per connettere tutta l’Italia entro il 2026 con reti ad altissima velocità.

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